Lontano dall’essere un semplice passaggio funzionale, il tempo che precede l’uscita si dilata e si carica di significato: il corpo si trasforma attraverso tessuti, colori e gesti, costruendo un’estetica consapevole e desiderata. In questo processo, l’autorappresentazione non è mai solitaria, ma nasce dal confronto e dalla condivisione con le amiche, che diventano specchio e sostegno. La stanza si fa laboratorio, il caos creativo diventa linguaggio comune, e la preparazione si rivela come atto di immaginazione condivisa e scoperta di sé.
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